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ROVERETO LA GUERRA IN UN MUSEO  29 maggio 2004     ( 2 )

 
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Particolare valenza, oltre a quelle rappresentate dai cimeli, divise, iconografie, documenti e quant'altro possa documentare quegli anni bui in cui il soldato cercava di sopraffare il nemico. Quì ci sono le armi e ci si rende conto guardandole dell'evoluzione tecnologica di tali strumenti di distruzione che in ogni epoca, gli uomini, dall'età della Pietra a quella dei missili ha sciaguratamente inventato con impensate dispersione di risorse e di ricchezze. Continuando la visita ci si para davanti un blocco statuario in arenaria, su basamento di granito raffigurante il < Disperso in Russia >

opera moderna di Piero Brolis di Bergamo. Nella vetrinetta sono esposti alcuni cimeli dell'Armata italiana in Russia ( ARMIR ) durante la Seconda Guerra Mondiale e una boccetta di acqua del Don raccolta a Novo Kalitva e donati al Museo della Storia nel 1990. Sui muri attorno sono appese fotografie dei danni subiti da Rovereto durante la Prima Guerra Mondiale. Da notare i battenti di acciaio blindato di uno degli ingressi del forte austriaco. L'itinerario ci porta al primo piano, sala dell'Artigleria della Cecoslovacchia e della Germania. Al secondo piano c'è la sala dei Combattenti, della Cavalleria, Generale Tullio Marchetti, sala della Sanità

dei Castelli, dell'Austria, della Serenissima ( dedicato principalmente al volo di D'Annunzio su Vienna ). Si prosegue visitando la sala dell'Artigleria, Riccardo Caproni, Fabio Filzi, Damiano Chiesa e della Romania. La visita prosegue nelle sale delle mostre temporanee, nell'ala nord - est del castello per arrivare agli spalti ( Loggetta Balbis ), la visione dei Torrioni Veneti e gli elementi superstiti del castello CastroBarcense. Nella sala dell'Austria sono conservati Lacerti di un Frisio Rinascimentale a festoni fitoformi attribuito dalla storiografia

trdizionale a Giovanni Antonio Falconetto che, stando al Vasari, < dipinse molte cose a Rovereto, castello molto onorato nel Trentino >. Una leggenda del castello racconta di un forziere di monete d'oro e di gioie che vi fu nascosto dagli antichi castellani, già prima dell'assalto dei veneziani. Questa tradizione è molto antica se già nel 1473 c'era gente che si affannava a scavare tanto che il podestà veneto di allora, Bartolomeo Cadapesaro, processò e condannò quattro persone ( poi liberate, perchè avevano avuto già nel 1466 la licenza di scavare ) ree di aver rovistato attorno al castello per cercare il tesoro nascosto. Altre leggende parlano di passaggi segreti, gallerie sotterranee che collegherebbero il castello con i diversi punti della città vecchia; porta della Scala, palazzo Pretorio, torre Civica, casa Nodari, chiesa di San Marco, Castello di Lizzana e Sant'Ilario. La tradizione trova il suo fondamento in quel labirinto di camminamenti e di passaggi sotterranei che caratterizzava il castello. Alla fine della visita scattiamo le foto di rito per ricordare la visita al Museo.

Le foto scattate per l'occasione

 

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